domenica 16 settembre 2007

Notte Bianca @ Genova 2007

giovedì 13 settembre 2007

Polpette di zucchine


Ho trovato questa ricettina veloce e gustosa, in un blog inglese, è una ricettina velocissima e a basso costo, la variazione rispetto alla ricetta originale consiste nella panatura che ho fatto con i semi di sesamo e devo dire che questo ha dato quella crosticina croccante che non mi è dispiaciuta affatto.



Ingredienti:

4 zucchine tenere
1 cipolla
Foglie di menta
Foglie di basilico
Prezzemolo
Sale e pepe
4 tuorli
Pane raffermo
100 g parmigiano
grattugiare le zucchine col la grattugia a grana grossa (quella che si usa per le carote, per capirci, e metterle a scolare in un colapasta per un'oretta, nel caso, prima di usarle strizzarle un po'.
Dopodichè aggiungere alle zucchine, le erbe tritate grossolanamente, i tuorli, il pane raffermo e il parmigiano e lavorare l'impasto.
nel caso fosse troppo "morbido" aggiungere un po' di pangrattato ma senza esagerare. Una volta fatte le polpettine, che non dovranno essere troppo grosse altrimenti si aprono in frittura, passarle nel sesamo e friggerle. et voilà, nel caso di inviti dell'ultim'ora si riesce pure a fare bella figura e con gusto!

martedì 11 settembre 2007

Fainà (Farinata di ceci)


E' un prodotto tipico ligure ed è un'invenzione delle truppe romane che occupavano Genova, quando la farina di grano era un lusso, per sfamarsi con poca spesa e con molta rapidità infornavano una miscela d'acqua e farina di ceci, prodotto povero ma nutriente. Dal capoluogo ligure, dove nacque duemila anni fa, la farinata fu esportata in tutte le zone limitrofe.

Oggi storia antica e tradizione vissuta si fondono nella farinata, per ritemprarci e legarci inesorabilmente alla cucina ligure, istintivamente popolare, fatta prima di tutto per i meno abbienti, ma apprezzata e ricercata da ogni ceto sociale. È la brezza marina che percorre vicoli ed attraversa la città, con il profumo forte e personale, quasi afrodisiaco, della farinata. Ricordo, tra i racconti di viaggio letti, "le vie d'Italia" che un certo Cougnet, si proprio Alberto Cougnet, gastronomo, narrava storie ed origini delle cucine regionali. E' perciò solo nel 1905 che lo storico e geografo della cucina Alberto Cougnet può stendere, a conclusione del suo Ventre dei popoli, viaggio gastronomico nei cinque continenti, un corposo capitolo su «La cucina e la cantina italiana». La lettura del capitolo fornisce un quadro completo e particolareggiato del patrimonio gastronomico regionale e municipale. Non c' è piatto canonico che non venga menzionato, corredato da una più o meno sintetica descrizione della pietanza e dalla sua denominazione dialettale. La costituzione delle cucine locali italiane è, insomma, un fatto compiuto. [riporto fedelmente dal libro:] "Eccomi in pieno quartiere di San Teodoro, ., mentre dai forni esalano effluvi, quelli più benigni dell'odore del buon pane casalingo fresco, delle torte od erbazzoni, specialmente se nella stagione primaverile quando emanano la loro fragranza di pasta sfogliata, le torte d'erbe per l'occasione di pasqua e di san Giuseppe, e particolarmente della cosiddetta fainà [farinata], una torta logistica, costituita da un intriso di farina di ceci con acqua leggermente salata, versata dentro una larga placca rotonda di rame , detta testò, dove venne versata una larga dose d'olio di oliva.






Questa torta, tenuta molto sottile, e cotta di color dorato, come una luna piena nella luce crepuscolare, costituisce l'antica scribilitia, cui accennano le antiche grida, e editti comunali regolanti i rapporti ed i compensi dovuti dai dai casanis o "casane" (clienti delle case che facevano cuocere nei forni pubblici): il pane, l'altroclea (torta); fugaciis placentis (focacce schiacciate), i canestrellis (ciambelle o biscotti), tortello magno, rosto parvo, tiana (vivande in tiella), ecc., a questi pubblici fornarii o panicoguli. Come a Napoli x le pizze, così a Genova, non solo il popolino ed il borghesoccio agognano questa torta tradizionale, ma persino la gente facoltosa fa fermare i suoi cocchi blasonati, particolarmente dopo terminati gli spettacoli notturni dei teatri, vicino ai forni + rinomati, come quello di san Giorgio e di ponticello, per attendere ch'esca ben soffice e calda la fainà, e così spezzettata dal semilunato coltello, condita con pepe macinato sull'istante, mangiarla saporitamente, innaffiarla con buon vino dell' Incoronata [nota:il Coronata attuale] oppure di Sant'Olcese di polcevera o meglio, con quello più generoso delle cosiddette cinque terre, presso sarzana, particolarmente di Bolano, Monterosso e di Rio Maggiore."
Farinata genovese, di Oneglia, di Savona, di Imperia. Uno dice farinata e pensa subito alla farina di ceci. Ma in Liguria non ci si ferma lì. Infatti andando verso la Francia la farinata si fa anche con la farina di grano e con condimenti diversi. Scorrendo un vecchio libro edito da Mursia nel 1972 (Franca Feslikenian, "Cucina e vini di Liguria") due sono le ricette presenti: farinata genovese e farinata di Oneglia. E già lì viene la curiosità: ma perché sono diverse? E quante ce ne sono in giro di modi per prepararla? Classica la ricetta genovese, quella del cuore, che recita: 300 grammi di farina di ceci, olio, sale, pepe nero. Mettere in una catinella la farina di ceci e, con l'aggiunta di acqua, cercare di ottenere un "intriso liquido", usando la frusta per evitare grumi. Aggiungere un pizzico di sale. Versare il composto in una tortiera ben oliata e cuocere al forno, finchè non sia ben dorata. Spolverarla con pepe appena sfornata. Fin qui tutto fa parte della storia della cucina di Genova sempre molto netta nei suoi gusti. La preparazione è legata ai testi di rame. Piatto comune nel venerdì di magro, si dice sia tradizionale anche la sera di Capodanno. Che la farinata faccia parte dell'immaginario gustativo genovese lo conferma anche il fatto che quando passa una bella ragazza, viene definita "fainà di orli". L'ho appreso leggendo "Liguria, le ricette raccontate" di Mitì Vigliero Lami (Idealibri, 1998). La main d'Oneglia si fa invece con 200 grammi di farina di ceci, tre quarti d'acqua, quattro cipolline, mezzo bicchiere d'olio, sale pepe. Le cipolline tagliate sottilissime vanno rosolate nell'olio della teglia, poi messe da parte e cosparse sulla farinata prima della cottura. A Savona invece sulla superficie della farinata si distribuiscono aghi di rosmarino. Ma ecco che Imperia si distacca totalmente dalla tradizione mediterranea e al posto della farina di ceci, adopera quella di grano. Anche se rimane la nota della cipolla tagliata finemente. Gustosa da morire. Mitì Vigliero Lami racconta un gustoso aneddoto sulla farinata genovese: il poeta scapigliato
Lorenzo Stecchetti (Olindo Guerrini, 1845-1916), seduto a un tavolo di marmo dell'osteria Bedin, nel quartiere di Ponticello, scrisse direttamente sul marmo il sonetto: "Farinata... senza Uberti" che venne poi trascritto su un pezzo di spessa carta bigia e porosa: la carta in cui si serve la farinata, appunto.
"Dante mal festi quando, nei tuoi versi,
parlando d'Ugolin preso alla magra
chiamasti quei di Genova "diversi
d'ogni costume e pien d'ogni magagna".
Ora davvero essi son pel mondo spersi,
dall'uno all'altro polo, in Francia e in Spagna,
in America, in Cina, fra perversi
selvaggi e fra civili, e niun si lagna.
Dell'ingiusto giudizio or la più fina
vendetta sui tuoi canti hanno inventata
e te la fanno sotto gli occhi aperti.
Tu celebrasti il grande degli Uberti
ed essi, in Ponticel, dalla Bedina,
celebrano ogni dì la Farinata."

Nei vecchi forni a legna oggi praticamente scomparsi (tranne qualche rara e felice eccezione, come la foto) e che si trovavano quasi tutti concentrati nella zona portuale di Sottoripa a Genova, si cuoceva ininterrottamente la farinata; fu sempre considerata un alimento talmente importante e fondamentale che, in un decreto del 1447, vennero emesse severe disposizioni per impedire l'uso di olio scadente nella cottura della scripilita, antico nome della farinata affibbiatole dai romani.
Sotto la Lanterna è fatta di farina di ceci; nel Savonese si usa anche la farina di grano e nell'Imperiese si aggiunge la cipolla tagliata a fettine sottili sottili, e la si cuoce su trucioli di legno. Esiste anche in Piemonte, ma è diversa: la chiamano "bela cauda", bella calda, ma è più pesante e spessa.
La farinata era un tempo un piatto classico della sera del venerdì di magro, del Primo Novembre e del Capodanno, assieme allo stoccafisso accomodato; quando si comprava nei forni, la prescelta era quella agli orli della teglia, più croccante e sapida: e i vecchi genovesi ancora oggi, quando vedono una fanciulla particolarmente avvenente e "appetitosa", la definiscono fainà di orli.



La ricetta
300 gr di farina di ceci; 1 litro d'acqua; 1 bicchiere scarso d'olio, sale, pepe.
In una bacinella versate la farina di ceci, l'acqua e una presa di sale. Mescolate accuratamente con un cucchiaio di legno: il composto sarà perfetto quando, tirando su il cucchiaio, non vi resterà attaccato. Lasciate riposare come minimo un'ora; passatelo poi in un colino per togliere ogni grumetto eventuale di farina. Versate l'olio in una teglia larga e bassissima; versate poi il composto, mescolando bene per amalgamarlo all'olio. Infornate tutto a forno caldo 250° per 10 minuti. Servite immediatamente (va mangiata bollente), cospargendo se volete con un po' di pepe nero. Fra le varie "contaminazioni", sulla farinata compaiono i bianchetti. Alessandro Molinari Pradelli dice che sia la specialità di Voltri. Altre variazioni sul tema consistono in: fiori di zucca, zucchini tagliati fini fini, stracchino, zucca gialla e filetti di acciughe salate, carciofi tagliati finissimi e naturalmente il regale pesto. Un capolavoro di gusto resta comunque la farinata classica e croccante dentro la focaccia salata: un binomio che rivaluta l'una e l'altra.

Trippa in umido

Riporto la ricetta della Sbira, che ha avuto parte importante nel passato della repubblica genovese, ne parlai più o meno un anno fa, chi si ricorda?


Sbïra variante della Trippa in umido (Trippa accomodä)

Preparazione: La trippa si acquisterà precotta; tagliarla quindi a striscioline. Tritare la carota, la cipolla, il prezzemolo, il sedano, l'aglio, il rosmarino, i funghi e meta dei pinoli: porre il ricavato in una casseruola di coccio con un po' d'olio, il resto dei pinoli e le olive; far rosolare per alcuni minuti, quindi unire la trippa. Continuare la cottura, e quando i sapori cominceranno a colorire, bagnare col vino bianco, lasciando poi evaporare. Tritare i pomidoro molto finemente e versarli nella casseruola. Pelare le patate, tagliarle a pezzi e metterle assieme alle trippe; unire l'alloro, salare, pepare e continuare la cottura, bagnando con acqua calda. Quando le patate risulteranno tenere, servire subito, accompagnando con parmigiano a piacere

per quattro persone
Trippa mista (centopelle e foiolo) 1 kg patate gialle 1 kg midollo di bue 100 g salsa di pomodoro concentrata 70 g pinoli una manciata carote una una cipolla una costa di sedano una aglio 1 spicchio prezzemolo un ciuffo brodo q.b. pane parmigiano grattugiato abbondante burro 100 g sale e pepe q.b.

sabato 11 agosto 2007

Indovina indovinello ...






indovinate un po' cos'è sta diavoleria!


vabbè non ve la faccio lunga, come si vede dall'immagine sotto è un nuovo tipo di grattugina, la sua particolarità? che è semisferica a grana molto piccola. La marca è microplane che potete trovare in rete o nei negozi che hanno un buon assortimento. La grattugia che ho scelto io è la più piccola, per le spezie, difatti ci grattugio l'aglio, la noce noscata, la buccia del solito limone ma se ci scappasse la grattatina di formaggio mica mi stupirei! Il motivo che mi ha spinto a prenderla (oltre all'utilità, intendo) è che sta nel cassetto di posate accanto al piano cottura, assieme ai coltelli per esempio (l'ingombro è identico), quindi ce l'ho sempre a portata di mano!






mercoledì 18 luglio 2007


domenica 15 luglio 2007

Temperaverdure



Ecco un altro attrezzo "indispensabile" (ah ah ah) per la mia raccolta del "mai più senza"!
Quest'aggeggino, che costa dai 3 ai 5 euro, a seconda di dove lo si compra, è una vera schiccheria!
io ad esempio siccome so' particolarmente furba l'ho comprato a Rapallo e l'ho pagato 5 euro, tanto per capirci (sob!). l'uso è facile e veloce, in tempo zero si riesce a guarnire in maniera carina qualunque piatto, insomma il tempo minimo di sbuccià carote e quant'altro e si piazzano come fossero matitine disciplinate nella parte interna... e si temperano. Et voilà tutto lì, non c'è bisogno d'altro per garantirsi una decorazione sciccosissima e pure la pietanza più "dimessa" diventa gioiosa all'occhi!
'mbè? pure l'occhio vuole la sua parte mica vale solo per l'omo quando guarda le cozze ... ahem, volevo dire le donne, le "altre donne" eheheheh!

giovedì 28 giugno 2007

tadatataaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

Senza dir niente, con una tecnica stile «cara-esco-a-prender-le-sigarette», ho preso blog, baracca e burattini e mi sono trasferita su http://www.fiordisale.blogspot.com/

Il trasloco è stato lento e faticoso (ho dovuto importare a mano i post - e se per caso si poteva fare in un altro modo per favore non venitemelo a dire ora, potrebbero venirmi le convulsioni nervose) e ancora, in parte, incompleto, ad esempio in certi casi ho buttato via le vecchie foto, fatte con una compatta senzanome e mi sono ripromessa di andare a colmare i vari buchi in corso d'opera, perché mò ho una macchinetta ch'è un bigiù!
eccoqua la mia gioia




In ogni caso ho lasciato altri server e bei ricordi, spero di ricominciare da zero, divertendomi e divertendo.
Il pensiero di avere un server più affidabile dove poter fare i fattacci miei (comprese le mille bozze in corso), o mettere finalmente le categorie (utilissime per un blog che fa la gimcana tra respiri, sapori e sensazioni), o
oh che sia chiaro, non so quanto mi fermerò, per prudenza ho già preso un acount worpress, come ogni buon piano ci vuole sempre l'opzione "b", giusto? (in che film l'ho sentita questa?)
... Tutto deve cambiare, perchè nulla cambi. O no?

lunedì 18 giugno 2007

il chilometrico meme dalle mille domande

Una vita di musica, il chilometrico meme dalle mille domande sulle sette note che mi è arrivato e volentieri condivido, come noterete in taluni casi sono stata "costretta" a risposte multiple, non potevo davvero farne a meno, ma se proprio ci tenete a fà i pignoli assolutisti, prendete x buona la prima voce.è un bellissimo test che impone una lunga e piacevole pausa, cullandosi tra la musica della propria vita, ve lo consiglio.

Il primo "disco" acquistato?
Non al denaro, non al cielo ... - F. De André

L'ultimo disco ascoltato?
Michael Bublé - CALL ME IRRESPONSIBLE

La tua copertina preferita?
Beatles - Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band

La miglior colonna sonora?
Il Laureato (Simon & Garfunkel)

La miglior canzone all'interno di una colonna sonora?
Brian Eno - By this river
Everybody's Talkin' - Harry Nilsson

Il peggior cantante di tutti i tempi?
Den Harrow

La peggior cantante di tutti i tempi?
Viola Valentino

Il peggior gruppo di tutti i tempi?
righeira

Il miglior cantante di sempre?
Frank Sinatra

La miglior cantante di sempre?
Mia Martini, Mina, Withney Houston

Il miglior cantautore di sempre?
Fabrizio de André, Ivano Fossati, Franco Battiato

Il miglior musicista italiano d'avanguardia di sempre?
Lucio Battisti

Miglior gruppo di sempre?
Red Hot Chilli Peppers, Pink floyd, Genesis

La canzone che vorresti fosse stata scritta per te?
Jovanotti - Una Storia D'amore

La canzone che vorresti aver scritto per qualcuno?
Franco Battiato - La cura

La canzone che ti fa venire in mente un bel momento?
La Oreja de Van Gogh - Tú y Yo

La canzone che riassume il tuo modo di essere?
Bertoli - a muso duro

La canzone con cui vorresti addormentarti?
Radiodervish - La falena e la candela

La canzone che vorresti per un tramonto?
Elton John - Sorry Seems To Be The Hardest Word

La canzone che vorresti al tuo risveglio?
Ludovico Einaudi - Una mattina

La canzone più brutta di tutti i tempi?
Mamma Maria-Ricchi e Poveri

La canzone che non vorresti sentire mai più?
Gelato al cioccolato - Pupo

La canzone che ti mette ottimismo?
Gipsy Kings - Chan Chan

La canzone che vorresti al tuo matrimonio?
bellaciao

La canzone che ti fa fermare?
elisa/Ligabue - Gli Ostacoli nel cuore

La canzone che ti fa ripartire?
Red Hot Chili Peppers - Snow (Hey Oh)

La canzone del pugno allo stomaco?
Ligabue - L'amore Conta

La canzone che vorresti al tuo funerale?
[Non avrò funerale]

La canzone che descrive un momento della tua vita?
Claudio Baglioni - Mille giorni di te e di me

La canzone che più ti piace nella collezione dei tuoi genitori?
A. Celentano - Chi era lui

La canzone che piace ai tuoi genitori nella tua collezione?
Tutte quelle di Mina e Battisti

La canzone che ti fa venire in mente un (una) "ex" amante?
Antonello Venditti - Alta Marea

La canzone che non conosceresti se non fosse per un amico?
Tutte quelle dei Radiodervish

La canzone che ti fa pensare al sesso?
Ligabue - Certe nottiSting - Fragilidad

La canzone che ti fa pensare alla solitudine?
Il pensionato - Guccini

La canzone più triste?
Franco Battiato - Povera Patria

La canzone di cui non potresti fare senza?
Buena Vista Social Club Feat. Coldplay - Cloks

La canzone per quando sei incazzato?
ROSANA - Pa' ti no estoy

La canzone con il miglior inizio?
Pink Floyd - Another Brick in the Wall, Pt. 2 (ricordate l'elicottero?)

La canzone con il miglior finale?
Una storia d'amore-A.Celentano

La canzone da ascoltare con gli amici?
Battisti - la canzone del sole

La canzone da cantare sotto la doccia?
Biagio Antonacci - Sappi amore mio

La canzone che ti fa venir voglia di ballare?
Ricky Martin - cup of life

La canzone col testo più originale?
il salame-Lucio Battisti

La canzone che è un'ottima cover?
città vuota - cantata da Fiorello

la canzone SU cui fare l'amore?
Bolero di ravel, Bonnie Tyler - Total Eclipse Of The Heart

La canzone più nostalgica?
Lucio Battisti - Prendila così

La canzone col titolo più bello?
What a wonderfull world-L.Armstrong

La canzone da sapere a memoria?
Alla fiera dell'est-Branduardi

La canzone su un vero amore?
Al Stewart - Year of the Cat

La canzone che ti è stata dedicata?
A fuego lento - Rosana

La canzone per riflettere?
Signor Tenente-Giorgio Faletti

La canzone più rilassante?
Craig David -You Don't Miss Your Water

La canzone della disperazione?
Giorgia - Gocce di Memoria

La canzone che ascolteresti mentre sei nello spazio e si sgancia il cordone che ti lega alla navicella?
finardi - extraterrestre

La canzone che odiavi ma adesso ami?
Ancora tu-Lucio Battisti

La canzone che più ti estranea dalla realtà?
Wim Mertens - Struggle for e tutta-tutta-tutta la produzione di Keith Jarrett

La canzone da ascoltare mentre guidi?
Bruce Springsteen-Born In The U.S.A.

La canzone che ti fa più paura?
guccini - canzone quasi d'amore

Il miglior duetto?
Mina-Celentano in acqua e sale

La canzone da dedicare a chi non la pensa come te musicalmente?
We are the Champions-Freddy Mercury

La canzone da portare per un lungo viaggio?
Doors - Light My Fire

Passo il testimone chi gli va, buon divertimento!

mercoledì 14 febbraio 2007

mandolina mon amour

In genere a san valentino ci stanno gli innamorati che portano rose, monscerì e bigiù alle loro belle, ora siccomechè io l'innamorato non ce l'ho, ho pensato bene di coccolarmi (e perché no? colmarmi il vuoto) con l'acquisto di una bella mandolina, che desideravo da millenni. Mica quelle cose plasticate, che si trovano alle fiere, che dopo un quindici giorni non funzionano manco +, makké! Insomma, in fondo è San Valentino, se devo dimostrarmi di volermi bene, tanto vale farlo per bene! Difatti ho comprato la mandolina della Brandani e mi so' svenata, meglio precisà, però devo anche ammettere che per la prima volta in vita mia sono davvero soddisfatta sia dell'uso molto veloce (più di quello che si pensi) sia dei risultati.




questa è la scatolozza compatissima con le 6 lame interscambiabili

qua si vede la facilità per intercambiare le lame




lunedì 11 settembre 2006

La sbira (ovvero l'ultimo desiderio)

Riprendo la ricetta della sbira dal libro “Ricette di osterie e genti di Liguria” di Slow food, è una ricetta caduta nel dimenticatoio, trascurata, quasi ignorata, rimane una ricetta particolare e gustosa. Il suo nome deriva dai suoi abituali consumatori ma non è da trascurare il ricorso alla parola sbiro che in dialetto genovese significa gaglioffo, miserabile quindi cibo da povero.È una zuppa appetitosa e assai nutriente, ideale per l’inverno che ci brucia "naturalmente" le chilocalorie corporee. Quando a gustare questo piatto erano gli sbirri, cioè i soldati di guardia alle prigioni genovesi di Palazzo Ducale, e i camalli del porto, probabilmente era composta soltanto da alcuni degli ingredienti presenti ora quali il pane, il brodo e la trippa lessa. Un cibo rustico che veniva servito in bettole ed osterie fino a notte inoltrata, un "aiuto" contro il freddo e la fatica.La sbira è una zuppa, legata alle più antiche tradizioni genovesi. Spesso si dice di un cibo particolarmente buono che “resuscita i morti”, e a molti cibi vengono attribuiti poteri prodigiosi, taumaturgici, magici, lenitivi. Il cibo fa resuscitare i morti perchè fa resuscitare i vivi: nei fortunati incontri tra cibo e palato, cura angusti pensieri, scioglie cupe preoccupazioni, rasserena morbose paturnie. Ed è esattamente questa la storia della sbira, una zuppa che resuscitò i morti e liberò i pensieri. Anche se per un attimo solo: il tempo di finirla, e di pensarla tra palato e ricordi.
Pure la Signorina Silvani, esperta gastronoma, appassionata di cucina e deliziosa commentatrice blog senza blog, ce la racconta :
"…nella Genova del Medioevo (e sino alla fine del XVIII sec.), l’ultimo pasto dei condannati a morte consisteva in una scodella di brodo arricchito di midollo con trippe centopelli tagliate fini fini e riempita di pane abbrustolito e formaggio. Questo piatto veniva chiamato popolarmente “la sbira” perchè si trattava del rancio abituale degli sbirri (propriamente le guardie carcerarie) di Palazzo Ducale, che in quei tempi oltre residenza del Doge e del Governo fungeva pure da gattabuia.Per i prigionieri affamati, quell’umile piatto costituiva un vero banchetto consolatorio prima dell’esecuzione. Una sorta di ultimo desiderio".


Ingredienti (per 4 persone):
1 kg. di trippa, 70 gr. di burro, mezzo bicchiere di olio d’oliva, 50 gr. di lardo, una cipolla, una gamba di sedano, un ciuffo di prezzemolo, 20 gr. di funghi secchi, qualche pinolo, sugo di carne, mezzo bicchiere di vino bianco secco, fette di pane abbrustolito, brodo caldo, 4 patata lesse, sale. Tempo di preparazione: 15 minuti. Tempo di cottura: 1 ora e 30 minuti.

Preparazione: tagliare a listarelle la trippa. Mettere in casseruola il burro, il lardo e l’olio d’oliva. Rosolare le verdure ed i funghi, tutto tritato. Raggiunta la doratura unire le trippe, alcuni pinoli pestati, poi il vino che bisogna fare sfumare. Rimestare, salare e versare il sugo di carne già preparato. Fare cuocere, a pentola coperta, a fuoco lento per almeno un’ora e mezza.
Mettere sul fondo di ciotole capienti il pane tostato (meglio evitare il pane carré) che si inzupperà di brodo caldo, aggiungere le patate lesse tagliate a pezzi, un mestolo di trippa e un mestolo del suo sugo.

venerdì 26 maggio 2006

Elogio a'n amigo

…All’ Antica Osteria di Vico Palla, nel Porto Antico di Genova, si assaggiano i piatti della nonna di cui parlava Gilberto Govi nelle sue commedie, rivisti con l’estro e la creatività di Maurizio Capurro, giovane giramondo con la passione della cucina e tanta esperienza alle spalle…. non aspettatevi tovaglie in fiandra e cristalli di bohemia, al loro posto troverete una deliziosa tovaglietta in carta con su stampata la poesiola che vi riporto in coda al post, tutta dedicata allo stoccafisso, visto che l'ho appena messo in musica mi pareva il minimo.
Una sera mi trovavo lì a cena con un gruppo di amici di cui faceva parte anche un vecchio compagno delle medie appena ritrovato. Quando Maurizio Capurro venne a "decantare" il menù, feci un commento sul merluzzo prima di ordinare il branda cujun (stoccafiso mantecato con patate, olive, uova e pinoli che un tempo veniva preparato nel mortaio tenuto fermo tra le gambe …… da lì nome). Andrea, saltò su dicendo che il merluzzo, lo stoccafisso e il baccalà non erano lo stesso pesce. Molto pazientemente Maurizio si mise a spiegare che il merluzzo, vero principe della tavola, “si presenta come baccalà quando è conservato sotto sale o come stoccafisso se essiccato all’aria". Grande risata generale, ma la querelle tra la sicumera di Andrea e le mie certezze restava sospesa, finché incappai nella magistrale opera di Mark Kurlansky, giornalista e saggista americano, che ha dedicato a questo argomento un intero libro dal titolo: Merluzzo – Storia del pesce che ha cambiato il mondo (Mondadori), un vero e proprio viaggio alla scoperta di questo pesce e di come abbia determinato importanti fatti storici dai tempi dei Vichinghi ad oggi. Bene. Per la rivincita ho invitato a casa Andrea e lo stesso gruppo di amici preparando una cena a base del mitico pesce iniziando con il branda cujun. Nel frattempo anche il dottore si era preparato e con aria saccente ( che alle medie non aveva ancora sviluppato) ci raccontò che la confusione traeva origine dal fatto che nel Mediterraneo il merluzzo non esiste e per secoli non è stato possibile importarlo fresco, ma solo lavorato. "Da oltre un millennio viene pescato nei mari del Nord e di fronte alla costa orientale dell’America settentrionale da vari popoli – tra cui i Baschi – che sapevano dove trovarlo già prima dei viaggi di Colombo. Queste genti chiamavano il merluzzo con nomi diversi legati in gran parte ai processi di conservazione (ad esempio: stoccafisso dall’olandese stok, il bastone dove venivano legati a due a due i pesci per la coda e appesi ad essiccare, come ancora si fa in Islanda) ". Da quel momento mi autonominai paladina del merluzzo e quando mi chiedono un piatto faccio spesso il branda cujun che mi ha insegnato Maurizio.

ma ora veniamo alla poesiola dialettale

O l'è lungo, o l'è düo,o l'è tosto,o l'è bön se piggiöu in quello postos'o l'è appena-a sciörtio d'in te balle(ma attenziön ch'ö no l'agge e farfalle).
O sta ben cön e sò due oîve(se no sön tanto passe ma vive)E magnificamente o s'adattaS'o ven misso vixin ä patatta.
Ma bezêugna ûn pö mettilo a bagno(fin-a'n föndo, ch'o segge ben stagno)Se capisce ch'o ven fêua mollo,specialmente in t'a zona d'o collo.
Ciò nö toglie ch'o piaxe'n pô a tutte:zôene, vegie, ciù belle o ciù brûtte.A spösinn-a a nö piggia mâi ingïoquande a casa ghe o porta o maïo,
pe-a zitella böccön o l'è ghiotto(anche mollo o ûn pö barzanotto)e scibben ch'a mugugne pe-a spûssa,anche a nonna sdentâ ûn pö a se-o sûssa.
Me ricordo ancön quande mâe poâeö metteiva in tê man a mâe moâeritornando da-o porto in sciö tardi:lê a-o trattava con tûtti i riguardi.
E dixindoghe: -bello o mâe ragno!-a-o metteiva lì, sûbito a bagno.E ä mattinn-a che l'ea ancon scûoA l'ammiava s'o l'ea ancon dûo,
e a ghe dïva: -ti o lasci ancön drento?-e mâe poâe: -Mi saieiva contento,ma n'oriâe ch'o m'andesse in maloa,te ghe-o lascio, ma solo pe'n'oua.
E mâa seû? Me sövven comme vei,no gh'ea verso de fäghelöu piaxei,a no-o pôeiva manco töccâ: -Son segûa che a mi o me fà mâ!
Finn-a quande a s'è feta o galante(ûn portuale lè asci, carenante)ch'o l'aveiva bello grosso e gûstosoe o ghe l'ha regalou d'arescôso.
E chissa, forse pe-a qualitâedifferente da quella d'o poâe,o magara pe o semplice fâetoch'o l'ea quello che lè o gh'aiva dâeto,
o soltanto pe fâlo contento ...fâeto stà che da quello momentoa figgeûa a s'è decisa a assazzâlo, continuando poi sempre a piggialo!
Anche mi da piccin me credeivoch'o dovesse fa mâ e no ne voeivo,ma'na votta ch'aveivo dovüo assazzane ûn tocchetto ho vosciûo...
Li pe li o m'ha dâeto disgusto,poi però gh'o sentîo ûn certo gûstoe da alôa devo dî ch'ö gradiscio...
(a pröpoxito, o l'è o STOCCHEFISCIO!)

La musica come cibo dell'anima?

In attesa di sciogliere questo amletico dubbio passo all'applicazione della musica in cucina, che è divertimento, rilassatezza, una specie di slow food ante litteram, insomma mi sono ritrovata a fare la precorritrice dell'attuale filosofia (i primi tentativi risalgono a parecchi anni fa!)
Stoccafisso alla genovese
Ingredienti
( per 6 persone di forchetta salda, come si diceva quando ero bambina)
2 kg. di stoccafisso bagnato e pronto per tre quarti, troppo ammollato si sminuzzerebbe; l'operazione di ammollatura è meno banale di quel che sembra, eh






una delle cose più importanti in questa pietanza della tradizione ligure abbastanza semlice , in fondo, è la scelta degli ingredienti, io il mio stoccafisso lo vado a comprare nella bottega del centro storico della foto, vecchia centinaia di anni.



1 tubetto di pasta di acciughe

3/4 di patate tagliate a fette grosse

1 etto di pinoli

1 etto di capperi sotto sale

2 etti di Olive della Riviera (quelle piccole, le taggiasche per capirci)

Olio extra Vergine di Oliva - a quello ligure preferisco un olio + "corposo", tipo il calabro, di cui mi onoro di avere le origini... mannò, non ho le origini con l'olio, ma in calabbria!

1/2 tubetto di concentrato di pomodoro

estratto di carne oppure brodo di carne (basta che non sia dado!!!)

pelati

sedano, cipolla e aglio

polverina di timo/mirto/origano da me preparata con ingredienti raccolti sulle alture di Genova ( Righi )
Comincio, con la Sinfonia 98 di Haydn per affrontare gioiosamente (vabbè, si fa per dire) la parte piu' gravosa e " sporca ": ovvero la pulitura da pelle e pinne e il taglio in grossi pezzi dello stocco; dopodiché, sempre con Haydn in sottofondo preparo il battuto di sedano,cipolle, aglio e quant'altro (il quant'altro sarebbero la polverina di timo/mirto/origano) : quando il soffritto imbiondisce, bisogna essere veloci a pulirsi le mani e cambiare il cd per passare rapidamente al Concerto n.13 per piano e Orchestra di WAM (puo' andare bene anche il 15) e mettere quindi i pezzi dello stocco delicatamente in pentola, che deve essere rigorosamente in coccio (ho provato anche quella in rame, ma è preferibile quella in coccio, garantisce una cottura molto lenta e con calore delicato).







Sempre con WAM attendere che il calore stacchi la grossa lisca dai vari pezzi e buttarla via. A parte mescolare il brodo di carne (o l'estratto di carne in un pentolino) con il vino bianco, l'estratto di pomodoro e i pelati. Si puo' a questo punto riascoltare il terzo tempo della Sinf. 98 avendo l'accortezza di non mettersi a seguire la musica danzando. Soffriggere lentamente i pezzi di stocco, rivoltandoli con la massima attenzione per non spezzettarli, e ponendo sopra ognuno di essi la pasta d'acciughe( q.b. va a gusto). Non insistere nel soffriggere: lasciamo che WAM finisca la sua melodia e intanto aggiungere il liquido del pentolino a sobbollire insieme a capperi, pinoli una spruzzatina di timo, olive, acciughe e salare q.b. Inizia la cottura, che dovra' essere lunga, e a fiamma minima: lo stocco deve sobbollire in un liquido " vibrante " e non deve essere assolutamente maltrattato. Quindi passerò ad ascoltare il primo e secondo tempo della 6a di LVB, e con eguale dolcezza rivolterò lo stocco in cottura, aggiungendo le patate tagliate a mezzi spicchi (non troppo piccoli!), la cui cottura sara' l'ultima fatica.


Terminati i primi due tempi della 6a, mantenere la calma e passare all'Adagio della Patetica di LVB e poi alla Fantasia n.2 K397 di WAM e volendo ci sta dentro tutto l'Adagetto della 5a di Mahler. La cottura dovrebbe terminare con il BWV 1060 di JSB per due clavicembali, ma se lo stocco non fosse ancora pronto, si puo' ripetere a piacere la sequenza sopra indicata. Per servire a tavola ci sono due scuole di pensiero : l'Overtoure dalla Musica sull'Acqua o l'Incipit del Messiah. Personalmente opterei per questa seconda ipotesi, ma anche la prima è senz'altro valida. Durante il pranzo....religioso silenzio ... o no?



(***) nota a margine
Le foto non sono mie, le ho inserite solo per dare un'idea di quanto possa essere diversa (anche al palato, non solo agli occhi) la medesima ricetta aumentando o diminuendo taluni ingredienti (come i pomodori) o inserendone altri (fecola di patate, per addensare), e via dicendo; ma appena possibile le sostituirò con foto fatte da me, come le altre!
ah una cosa, prima che mi scordi, ma ce l'avete, vero, lo stereo mignon in cucina, o comunque a portata di orecchio???

domenica 11 settembre 2005

Trattato di culinaria per donne (semi)tristi

Se un giorno ti ammalerai di parole, come a tutti noi succede, e sarai stanca di sentirle, di dirle. Se qualsiasi parola sceglierai ti sembrerà sprecata, senza luce, sminuita. Se avrai la nausea quando senti "orribile" "fantastico" per qualsiasi fatto, non ti curerai, ovviamente, con una zuppa di lettere. Farai quanto segue: cuocerai al dente un piatto di spaghetti che condirai con il sugo più semplice: aglio, olio e peperoncino. Sulla pasta già rimescolata con l’intingolo suddetto, grattugerai uno strato di parmigiano*. Al lato destro del piatto fondo colmo di spaghetti conditi come ho detto, metterai un libro aperto. Al lato sinistro, metterai un libro aperto. Di fronte, un bicchiere pieno di vino rosso secco. Qualsiasi altra compagnia non è consigliabile. Sfoglierai a caso, le pagine dell’uno e dell’altro libro, ma entrambi devono essere di poesia. Solo i buoni poeti ci curano dalla saturazione di parole. Solo il cibo semplice ed essenziale ci cura dai peccati di gola.
[Héctor Abad Faciolince] Trattato di culinaria per donne tristi Sellerio 1997 * Licenza poetica culinaria

domenica 12 giugno 2005

Carbonara di zucchine

Oggi avevo voglia di una ricetta vegetariana, quindi mi sono messa all'opera e guardate qua cos'ho scovato nel marasma dei miei appunti sparsi (infilati praticamente ovunque! Ricordo che quando l'ho fatta la prima vlta seguii alla lettera le indicazioni, poi nel tempo ho modificato qualcosa, ad esempio ho eliminato il burro di nocciole, le dosi sono per due, nel caso aumentate o diminuite gli ingredienti.

Ingredienti

200 g di zucchine tenere
125 g di pennette rigate (in alternativa vanno bene anche i sedanini)
1/4 di cipolla tropea
1 uovo
un po' di parmigiano grattugiato
100 g di ricotta fresca
sale e pepe
olio evo

preparazione
Lavate le zucchine e raschiarle per eliminare la buccia, tagliarle a metà nel senso della lunghezza ed affettarle (ad occhio direi 2mm, insomma mezzelune sottili).
Grattugiate la cipolla (senza piangervi troppo addosso mi raccomando), metterla in un tegame con un filo d'olio, aggiungere 2 cucchiai d'acqua. Lasciarla stufare a fuoco bassissimo per una decina di minuti poi unire le zucchine. Spolverizzare di sale e pepe, coprirle e lasciare cuocere per quindici/venti minuti, sempre a fuoco bassissimo.
A parte, intanto sbattere l'uovo in una zuppiera (abbastanza grande da condirci anche la pasta), spappolarci dentro la ricotta schiacciandola con la forchetta e spolverizando con dell'altro pepe.

Dopo aver scolato la pasta versarla ancora bollente nella zuppiera, sulle uova. Mescolarla alla svelta e con cura perchè si insaporisca tutta del condimento.
Quindi versarle in due scodelle e versare su ciascuna metà delle zucchine stufate.
Un'ulteriore opzione è aggiungere un po' di parmigiano grattato.

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    Jan 22, 2005

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